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"Non chiedetevi che cosa il vostro paese potrà fare per voi, ma che cosa voi potrete fare per il vostro paese" John Fitzgerald Kennedy
POLITICA
24 aprile 2012
Pippo For Secretary

C’è una porzione importante della torta elettorale che il centrosinistra potrebbe intercettare ma che i dirigenti del mio partito sembra non abbiano alcuna voglia di rappresentare. Mi chiedo io: ma perché? Ci vogliamo suicidare? Mi spiego meglio.

Mi sembra piuttosto evidente che in questa fase della nostra storia esiste una ‘società civilissima’ che potrebbe costituire per il centrosinistra un vero e proprio serbatoio di rinnovamento. Compito del nostro partito dovrebbe essere quello di trasformare questa energia in proposta politica, e di coinvolgere i cittadini attraverso campagne di opinione e proposte coerenti.

Ecco, provo a esprimermi meno in politichese: il Pd, per non farsi travolgere dalla dittatura tecnocratica e per non finire schiacciato dai forconi dell’antipolitica, dovrebbe sorridere e sghignazzare un po’ meno quando i nostri avversari parlano di ‘partito liquido’; e dovrebbe invece spicciarsi a trasformarsi in un partito aperto, veloce, più americano, e fatto, e guidato, non dalle stesse persone che ci guidano con risultati non folgoranti da ormai una ventina di anni. In questo senso limitarsi a dire che Beppe Grillo è un pallone gonfiato che prima o poi sarà destinato a sgonfiarsi è, a mio avviso, sintomo di un grave deficit di lungimiranza politica. I grillini sono elettori in cerca d’autore che si rifugiano dietro la maschera di un comico nell’attesa di trovare un attore migliore, e anche per questo se il segretario del mio partito non capirà che il Pd va aperto anche a queste realtà, ai famosi ‘esuli in patria’ come da definizione di Ilvo Diamanti, è ovvio che poi uno deve trarre le sue conseguenze”.

Pippo Civati in un'intervista concessa al Il Foglio.

Il alcuni casi qualsiasi commento è superfluo. Questo è uno di quei casi.


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POLITICA
28 marzo 2012
Il boomerang (in fronte)

L'accordo raggiunto ieri dai segretari di Pdl, Pd e Terzo Polo è stato definito da Massimo Giannini un macellum.

La priorità dichiarata da anni doveva essere quella di restituire la possibilità ai cittadini di scegliere i propri parlamentari. Ecco, allora che si riacquista la possibilità di scegliere i parlamentari (metà dei parlamentari sarà eletto con collegi uninominali, permanendo liste bloccate per il rimanente), ma si perde la possibilità di scegliere la maggioranza parlamentare. Dalla padella alla brace: e qualcuno rimpiange già il porcellum.

L'indicazione del premier è uno specchietto per le allodole perchè sappiamo perfettamente che chi sarà candidato non sarà premier. Nessun partito è attualmente in grado di ottenere la maggioranza parlamentare. Ma perchè ci prendiamo in giro? E soprattutto: perchè ci prendono in giro?

Ecco il trionfo della politica delle mani libere e la morte della scelta prima del voto.

Ciò che maggiormente delude e fa incazzare è l'ottica con cui questa discussione è affrontata.

Pippo Civati la descrive così:

Ne beneficiano tutti: quelli in crisi di consenso (come Alfano), quelli dalla coalizione perennemente incerta (Bersani), quelli che si ritroveranno con pochi voti, come al solito, ma nelle condizioni di determinare gli equilibri del nuovo governo e di prendersi tutto il cucuzzaro (Casini).

Chi ne beneficia sono naturalmente i leader politici che - avvolti nei politicismi di breve periodo - perdono sempre più il contatto con la realtà. Troppo concentrati su come perpetuare la specie, pur non scontentando gli elettori, elaborano un disegno macellum. Invece di affrontare le proprie contraddizione e di scioglierle a beneficio di tutti, le mantengono e anzi le esasperano.

Attenzione, però, perchè è un boomerang. Che quando finisce in fronte fa male.

Quando gli elettori del PD - un giorno dopo le elezioni - ci vedranno andare a braccetto con Casini e, magari, con Alfano, allora capiranno che li abbiamo presi per il culo (sarebbe da dire: ancora!). E non sarà bello.

Lo dimostrano i sondaggi (vedi Diamanti) che mostrano che gli elettori del PD bocciano nettamente un alleanza con PD-Pdl-UDC, ma anche PD-Udc.

I partiti in questo devono investire in chiarezza: alleanze coerenti e dichiarate prima del voto. Esistono correttivi alla legge elettorale che vanno in questa direzione e che impediscono "carrozzoni".  Se poi il problema è politico e riguarda la maledetta "alleanza di Vasto" affrontiamo politicamente questo tema e valutiamo fino in fondo la fattibilità di questa alleanza. 

Questa proposta mira a perpetuare una politica opaca. Anzichè imparare dagli errori del passato e interpretare la volontà dei nostri elettori (che credono nel bipolarismo), ricadiamo nel vortice politicista. Male.


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POLITICA
2 marzo 2012
Il Movimento 5 Stelle è morto?

Dopo un grande successo elettorale, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo mostra i primi evidenti limiti della sua organizzazione.

Oggi Beppe Grillo pubblica un post intitolato "Il M5S è morto, viva il M5S".

Sostanzialmente Grillo riporta una conversazione telematica tra eletti del movimento che stigmatizzano il comportamento del leader accusato di non voler strutturare il movimento per centralizzare in controllo nella sua persona.

Questa "crisi" del movimento di Grillo le cui criticità mi sono sempre sembrate molte (facile criticare, molto più difficile applicare) non deve però distogliere dal tema tutto politico di intercettare le sincere, genuine e giuste domande che gli elettori del M5S esprimono con il loro voto.

Un lavoro politico che soprattutto il PD dovrebbe (o avrebbe dovuto) fare, accogliendo le proposte di trasperenza, innovazione, credibilità che venivano da quegli elettori.


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POLITICA
2 marzo 2012
Il Movimento 5 Stelle è morto?

Dopo un grande successo elettorale, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo mostra i primi evidenti limiti della sua organizzazione.

Oggi Beppe Grillo pubblica un post intitolato "Il M5S è morto, viva il M5S".

Sostanzialmente Grillo riporta una conversazione telematica tra eletti del movimento che stigmatizzano il comportamento del leader accusato di non voler strutturare il movimento per centralizzare in controllo nella sua persona.

Grillo conclude:

"In questi giorni si terrà a Rimini una due giorni autoconvocata da fantomatici cittadini a 5 Stelle (chi sono?) a nome del M5S. L'elenco dei punti di discussione è degno della migliore partitocrazia con la proposta finale di un leader del M5S. Se non cambiamo, è meglio scordarci le politiche".

Questa "crisi" del movimento di Grillo le cui criticità mi sono sempre sembrate molte (facile criticare, molto più difficile applicare) non deve però distogliere dal tema tutto politico di intercettare le sincere, genuine e giuste domande che gli elettori del M5S esprimono con il loro voto.

Un lavoro politico che soprattutto il PD dovrebbe (o avrebbe dovuto) fare, accogliendo le proposte di trasperenza, innovazione, credibilità che venivano da quegli elettori.


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POLITICA
20 gennaio 2012
Una posizione chiara, non pregiudiziale
Ieri si è tenuto un Consiglio Comunale atteso e sotto i riflettori da molto tempo. In molti pensavano che il sarebbe stata una sorta di "resa dei conti", interna alla maggioranza.

Qualcuno ha definito il voto del Pd (a favore della mozione del PDL così come emendata dallo stesso PD) come un accordo con soggetti indigeribili. Ancora peggio qualcuno parla di "maggioranze mutate", neanche fossimo nella prima repubblica.

Voglio fare solo alcune precisazioni.
Come siamo arrivati a questa serata?
Anzitutto, in questi mesi (direi, anzi, anni) si è accomulato un enorme ed ingiustificabile ritardo nell'approvazione del documento che disegnerà la Varese futura, il PGT.

Questo ritardo è stato talmente palese che la stessa maggioranza ha voluto presentare
(il 10 gennaio) una mozione per vincolare l'Assessore ad un iter preciso.
La mozione del PDL non è stata spontanea: piuttosto direi spintanea.
Infatti, solo dopo che il sottoscritto il 22 novembre ha firmato una mozione che chiedeva la definizione di un cronoprogramma per il PGT, il PDL ha agito.
E' stata presa la mia mozione e sono state aggiornate le date, niente di più e niente di meno.

La finalità delle due proposte era la medesima: uscire dall'immobilismo di Binelli.

Il PD, invece, ha proposto un emendamento (che è stato approvato) e ha perciò dato voto favorevole alla proposta del PDL.
Molto semplice: vogliamo il PGT in tempi certi e abbiamo votato a favore di questo.
Qualcuno sostiene che si tratti di una vittoria della maggioranza.
Non credo: piuttosto una sconfitta (enorme) dell'Assessore Binelli che è di fatto commissariato e una vittoria per chi vuole un PGT fatto bene e in maniera trasparente. Una vittoria per la città, non più in balia dei tentennamenti di un Assessore.

Un voto - quello
del PD - di coerenza rispetto alle proprie finalità, un voto di buon senso.
La posizione della maggioranza è stata, invece, ondivaga e contradditoria: la Lega difende l'assessore ma di fatto lo sfiducia, il PDL vuole approvare un iter preciso ma non approva la mozione del PD che ha proprio queste finalità.  

Perchè avrei dovuto votare una mozione che - se la si legge bene e senza pregiudizio - ha gli stessi obiettivi che il PD da mesi afferma?
Da sempre preferisco la coerenza alle frasi fatte e alle posizioni pregiudiziali.

Sul piano politico, infine, non accetto dietrologie.
Il mio comportamento e il voto si riferivano esclusivamente ad un provvedimento di estrema importanza per la città, un provvedimento che non riguarda solo la maggioranza.
Su questo da mesi chiediamo che vi sia un forte coinvolgimento di tutti i partiti, anche di opposizione.

Nessuna strategia, dunque, che miri a mutare la maggioranza in Consiglio Comunale. Nessun accordo sottobanco. Voglio essere ancora più chiaro per quanto mi riguarda: mi opporrò fortemente a qualsiasi tentativo in questo senso.
Quasi superluo dirlo: nessun sostegno sarà dato da parte mia ad accordi che portino il PD ad allearsi con PDL o Lega che sono agli antipodi del mio agire politico.
Peraltro - è bene ribadirlo - nessuno nel PD ha mai paventato questa ipotesi.

Se la maggioranza non regge, dunque, non si può certo sostenere con i voti del PD. E se non c'è più la maggioranza l'unica alternativa sono le elezioni. Questa la mia precisa e personale posizione.
Mi permetto di fare questa precisazione per evitare che questo voto possa essere interpretato differentemente.

Sono abituato ad una politica che sia chiara nelle posizione, ma nemmeno rigidamente aprioristica.
Non interpreto l'opposizione come una vocazione. Credo piuttosto che - anche dall'opposizione - sia necessario guardare ai problemi con oggettività e sempre nell'interesse della città.

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POLITICA
23 dicembre 2011
Comunicattivo
Qualcuno dei varesini avrà visto il manifesto del PD che in questi giorni è stato affisso sul tema dell'urbanistica e del PGT.
Non esattamente un esempio di comunicazione brillante.
Peccato perchè sull'urbanistica si è fatto molto e bene. Tutti, nei rispettivi ruoli, hanno lavorato molto bene. Forse il nostro lavoro poteva essere comunicato in maniera più efficace.
Naturalmente la mia osservazione non va a chi ha realizzato materialmente la vignetta. Che è anche divertente ma della quale si fatica a cogliere il senso politico.

Perchè, invece, il PD non si affida al gruppo Il Terzo segreto di Satira?

L'ultimo video, proprio sul Natale in casa PD è un pezzo impagabile di comunicazione politica.



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POLITICA
9 novembre 2011
Ragionando sul Risiko
Dopo le dimissione ad efficacia differita di Berlusconi, i mercati crollano.
La situazione assomiglia sempre di più ad un rebus irrisolvibile ed è difficile dar torto agli investitori che agiscono sulla base di credibilità, certezze ed affidabilità di un Paese.

Oggi l'Italia non ha niente di tutto questo: credibilità smarrita, certezze lontane e affidabilità ai minimi.

"Ma come? - direte voi - Il problema non era Berlusconi? Ora che è certo che se ne andrà, perchè veniamo puniti?"

Berlusconi è certamente la causa principale della crisi economica e dell'incertezza che ha governato finora. Tuttavia, le certezze - è evidente - non ci sono e sono altri che le dovrebbero dare.

Manca la via di uscita da questo labirinto. La politica che dovrebbe scioglere l'enigma ancora tentenna.
Le soluzioni sono due. La prima è quella del governo "tecnico" sostenuto da una maggioranza diversa dall'attuale.
Molti, da mia madre ad autorevoli notisti politici, cercano di convicermi della bontà di questa soluzione. Ammesso che questa soluzione sia giusta, non comprendo chi possa sostenerla in Parlamento. La Lega è indisponibile, l'IDV pure. Il Pdl, per bocca di Berlusconi ha manifestato la sua contrarietà. Forse i "malpancisti" di Scajola potrebbero appoggiare questa soluzione. Ma quanti saranno poi? 
Spero allora il destino ci risparmi un "governicchio" appoggiato da transfughi e Scilipotiani vari: sarebbe paradossale averli denigrati fino a ieri salvo oggi accoglierli a braccia aperte.
I governi non si fanno solo con i numeri ma anche con la materia prima adatta (in questo caso umana).
Mi sembrerebbe dunque una soluzione praticabile solo se la maggioranza fosse ampia, comprensiva dunque anche del Pdl. Ma, allora, quali misure sarebbe in grado di approvare una maggioranza così.
Proviamo a pensarci. La patrimoniale? No, il Pdl non ci sta. La riforma delle pensioni? No, il Pd non sembra disponibile (ma, poi, voi l'avete capito qual è la posizione del Pd a riguardo?). La riforma del mercato del lavoro? No, i sindacati non vogliono. E così via. Insomma, non so quante certezza si potrebbero dare ai mercati.

La seconda strada è il voto. Elezioni che - mi rendo conto - esporrebbero l'Italia a nuove incertezze durante la campagna elettorale. Tuttavia, mi sembra che la tormenta finanziaria in cui è coinvolta l'Italia sia legata soprattutto ad una mancanza di credibilità e di azione della classe politica. La Spagna, quanto a situazione economica, non sta certo meglio dell'Italia, tuttavia, non vive questi attacchi proprio perchè ha annunciato un cambio di orizzonte politico.
In questo momento, quindi, la soluzione delle elezioni potrebbe essere chiarificatrice. 

Una terza via, proposta oggi da Pippo, è quella di varare un governo a termine con due o tre obbiettivi che governi fino alla Primavera del 2012 per poi andare alle elezioni. Se si potesse fare non sarebbe male. Peccato che nessuno lo voglia fare.

Insomma, la soluzione è più complicata di quelle partite di Risiko estenuante. Non esiste la soluzione per vincere e anzi ogni via sembra perdente. In tutto questo scusatemi se sorrido di fronte ai tanti che parlano oggi di responsabilità quanto hanno agito irresponsabilmente per anni. I tanti che costringeranno la mia generazione a pagare il debito che oggi viene macinato in continuazione. 
POLITICA
6 novembre 2011
"Un segretario così", vol. 2

Il discorso di Bersani di ieri non mi è piaciuto. Mi è sembrato persegua il tradizionale modello 1 X 2. 

La strategia è questa:

“La premessa di tutto è che Berlusconi se ne deve andare. A quel punto il Pd è pronto, per un governo di transizione, per le elezioni necessarie per la ricostruzione del Paese, per un patto di legislatura tra progressisti e moderati, per un'alleanza di centrosinistra che non replichi i difetti dell'Unione. Ma tutto questo  comincerà da lunedì.”

Insomma, siamo pronti a tutto. Per non essere pronti a niente. Questo è il problema.

Oggi i cittadini per dare fiducia ad un partito, vogliono conoscere esattamente i confini del mandato. È finito il tempo delle deleghe in bianco. Bersani e il PD devono quindi chiarire i confini della delega.

La mia non vuole essere una critica alla ditta, né tantomeno un attacco personale a Bersani. Tuttavia, io vorrei che il mio segretario avesse detto delle parole così:

“Infine, ha dichiarato, con tono ispirato, che diventeremo un Paese tecnologico, il primo d'Europa. Che la banda larga e la rete serviranno per dare informazione a tutti i cittadini, per risparmiare tempo e risorse, per consumare meglio l'energia, per pagare le tasse senza dover passare dal commercialista (e senza evaderle, anche).

Ha proposto, senza troppi giri di parole, una patrimoniale e una corrispondente diminuzione delle tasse su lavoro e impresa. Ha promesso di dedicarsi alla finanza, per ridare controllo democratico ai cittadini.

Si è rivolto, dall'inizio alla fine del suo discorso, ai giovani italiani, alle ragazze soprattutto: «li accompagneremo nel futuro», il loro, con umiltà e determinazione. La folla si è animata. Contratto di lavoro a tutela progressiva, ammortizzatori sociali universali, nuove forme di partecipazione alla direzione delle imprese da parte dei dipendenti.

Ha parlato di un orgoglio italiano da ritrovare, giorno dopo giorno, e dell'Europa, un orizzonte di cui il Paese si deve riappropriare.

Ha chiesto, infine, a ogni elettore di mobilitarsi: di dedicare il tempo libero al nostro Paese, nelle prossime settimane, perché il cambiamento si possa realizzare.”

Le parole sono di Pippo Civati.

Sì, lo so, l’ho già detto: vorrei un segretario che affermi queste cose. Così, tanto per dire.


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permalink | inviato da Andrea Civati il 6/11/2011 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
29 ottobre 2011
Un segretario così


Mavoi non vorreste un segretario così?

Chepartecipa alle iniziative di tutti e cerca di capire le proposte senzaqualunquismi e personalismi. 
Unsegretario che non dice“Trovo stupida la distinzione giovani-vecchi”, rimanendo fermo alla Leopolda dell’annoscorso. 

Per Pippo Civati andare aFirenze non significa sposare le posizioni politiche di Renzi. Anzi.

Piuttosto superare anche soloil sospetto di personalismo. Eventualmente, anche mettendo in discussione letesi politiche di Matteo Renzi. Con sincerità e senza l’acidità tipica di chi hafatto dell’ammazzare il rivale interno un’arte.

Un segretario cerca anzituttodi capire la parte più dinamica del partito che rappresenta. Solo con questoatteggiamento può diventare punto di riferimento per tutti.

Ecco perché Pippo Civati oggiè stato segretario-per-un-giorno.


POLITICA
25 ottobre 2011
Nella notte escono le primarie per i parlamentari
Serata strana quella di ieri all'Assemblea Provinciale del PD di Varese.
Si discute di temi importanti: partecipazione, partito e alleanze.
Lo si fa in vista dell'Assemblea Programmatica Nazionale che annunciata per Novembre ma già rinviata sine die.
L'assemblea doveva essere finalizzata a raccogliere i contributi di tutti i livelli del partito per poi assumere una linea condivisa su primarie, leadership, Statuto, alleanze, etc.
Una roba importante, insomma. E uno sforzo enorme per l'organizzazione.

Uno sforzo che sembrava essere vano: messi come siamo messi, probabilmente andremo nelle stesse condizioni attuali. Questo lavoro finirà diritto nel dimenticatoio, già affollato.

E proprio qua arriva il blitz - si direbbe giornalisticamente: un ordine del giorno sulle primarie, presentato dal sottoscritto ma scritto dal mitico Francesco Calò da Somma.
La richiesta è semplice quanto spiazzante: la segreteria provinciale di Varese si impegna a organizzare le primarie per i Parlamentari nel caso in cui non ci siano direttive nazionali in tal senso.

Per dire che, se non si muove niente, almeno a Varese ci saranno le Primarie.

Naturalmente, nella discussione a notte fonda, partono i caveat, i se e i ma, le clausoline di riserva.
Del resto siamo pur sempre il PD, no?

Poi quando meno te l'aspetti i più accaniti anti-primarie, i fan del partito "padrone" alzano la mano - timidamente - a favore.
Qualcuno abbozza: "Forse hanno capito male..." o "Forse si sono sbagliati".

Mi illudo, invece, che qualcosa stia cambiando.


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