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"Non chiedetevi che cosa il vostro paese potrà fare per voi, ma che cosa voi potrete fare per il vostro paese" John Fitzgerald Kennedy
POLITICA
24 aprile 2012
Pippo For Secretary

C’è una porzione importante della torta elettorale che il centrosinistra potrebbe intercettare ma che i dirigenti del mio partito sembra non abbiano alcuna voglia di rappresentare. Mi chiedo io: ma perché? Ci vogliamo suicidare? Mi spiego meglio.

Mi sembra piuttosto evidente che in questa fase della nostra storia esiste una ‘società civilissima’ che potrebbe costituire per il centrosinistra un vero e proprio serbatoio di rinnovamento. Compito del nostro partito dovrebbe essere quello di trasformare questa energia in proposta politica, e di coinvolgere i cittadini attraverso campagne di opinione e proposte coerenti.

Ecco, provo a esprimermi meno in politichese: il Pd, per non farsi travolgere dalla dittatura tecnocratica e per non finire schiacciato dai forconi dell’antipolitica, dovrebbe sorridere e sghignazzare un po’ meno quando i nostri avversari parlano di ‘partito liquido’; e dovrebbe invece spicciarsi a trasformarsi in un partito aperto, veloce, più americano, e fatto, e guidato, non dalle stesse persone che ci guidano con risultati non folgoranti da ormai una ventina di anni. In questo senso limitarsi a dire che Beppe Grillo è un pallone gonfiato che prima o poi sarà destinato a sgonfiarsi è, a mio avviso, sintomo di un grave deficit di lungimiranza politica. I grillini sono elettori in cerca d’autore che si rifugiano dietro la maschera di un comico nell’attesa di trovare un attore migliore, e anche per questo se il segretario del mio partito non capirà che il Pd va aperto anche a queste realtà, ai famosi ‘esuli in patria’ come da definizione di Ilvo Diamanti, è ovvio che poi uno deve trarre le sue conseguenze”.

Pippo Civati in un'intervista concessa al Il Foglio.

Il alcuni casi qualsiasi commento è superfluo. Questo è uno di quei casi.


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permalink | inviato da Andrea Civati il 24/4/2012 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
6 novembre 2011
"Un segretario così", vol. 2

Il discorso di Bersani di ieri non mi è piaciuto. Mi è sembrato persegua il tradizionale modello 1 X 2. 

La strategia è questa:

“La premessa di tutto è che Berlusconi se ne deve andare. A quel punto il Pd è pronto, per un governo di transizione, per le elezioni necessarie per la ricostruzione del Paese, per un patto di legislatura tra progressisti e moderati, per un'alleanza di centrosinistra che non replichi i difetti dell'Unione. Ma tutto questo  comincerà da lunedì.”

Insomma, siamo pronti a tutto. Per non essere pronti a niente. Questo è il problema.

Oggi i cittadini per dare fiducia ad un partito, vogliono conoscere esattamente i confini del mandato. È finito il tempo delle deleghe in bianco. Bersani e il PD devono quindi chiarire i confini della delega.

La mia non vuole essere una critica alla ditta, né tantomeno un attacco personale a Bersani. Tuttavia, io vorrei che il mio segretario avesse detto delle parole così:

“Infine, ha dichiarato, con tono ispirato, che diventeremo un Paese tecnologico, il primo d'Europa. Che la banda larga e la rete serviranno per dare informazione a tutti i cittadini, per risparmiare tempo e risorse, per consumare meglio l'energia, per pagare le tasse senza dover passare dal commercialista (e senza evaderle, anche).

Ha proposto, senza troppi giri di parole, una patrimoniale e una corrispondente diminuzione delle tasse su lavoro e impresa. Ha promesso di dedicarsi alla finanza, per ridare controllo democratico ai cittadini.

Si è rivolto, dall'inizio alla fine del suo discorso, ai giovani italiani, alle ragazze soprattutto: «li accompagneremo nel futuro», il loro, con umiltà e determinazione. La folla si è animata. Contratto di lavoro a tutela progressiva, ammortizzatori sociali universali, nuove forme di partecipazione alla direzione delle imprese da parte dei dipendenti.

Ha parlato di un orgoglio italiano da ritrovare, giorno dopo giorno, e dell'Europa, un orizzonte di cui il Paese si deve riappropriare.

Ha chiesto, infine, a ogni elettore di mobilitarsi: di dedicare il tempo libero al nostro Paese, nelle prossime settimane, perché il cambiamento si possa realizzare.”

Le parole sono di Pippo Civati.

Sì, lo so, l’ho già detto: vorrei un segretario che affermi queste cose. Così, tanto per dire.


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permalink | inviato da Andrea Civati il 6/11/2011 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
29 ottobre 2011
Un segretario così


Mavoi non vorreste un segretario così?

Chepartecipa alle iniziative di tutti e cerca di capire le proposte senzaqualunquismi e personalismi. 
Unsegretario che non dice“Trovo stupida la distinzione giovani-vecchi”, rimanendo fermo alla Leopolda dell’annoscorso. 

Per Pippo Civati andare aFirenze non significa sposare le posizioni politiche di Renzi. Anzi.

Piuttosto superare anche soloil sospetto di personalismo. Eventualmente, anche mettendo in discussione letesi politiche di Matteo Renzi. Con sincerità e senza l’acidità tipica di chi hafatto dell’ammazzare il rivale interno un’arte.

Un segretario cerca anzituttodi capire la parte più dinamica del partito che rappresenta. Solo con questoatteggiamento può diventare punto di riferimento per tutti.

Ecco perché Pippo Civati oggiè stato segretario-per-un-giorno.


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